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Preoccupazione per il Nor’easter, il blizzard da 100 km orari: una tempesta che porta anche neve

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Preoccupazione per il Nor’easter, il blizzard da 100 km orari: una tempesta che porta anche neve - meteolive.leonardo.it

Mentre l’Europa fa i conti con le sue perturbazioni atlantiche, dall’altra parte dell’Oceano, lungo la costa orientale degli Stati Uniti e del Canada, si scatena un fenomeno che i meteorologi studiano con un misto di timore e rispetto: il Nor’easter.

Non è una semplice tempesta invernale, ma un mostro meteorologico capace di paralizzare metropoli come New York o Boston sotto metri di neve e venti che superano i 100 km/h.

Il nome stesso tradisce la sua natura: deriva dalla direzione prevalente dei venti, che soffiano costantemente da Nord-Est, portando con sé l’umidità gelida dell’Atlantico settentrionale verso la terraferma.

La nascita del gigante: lo scontro tra due mondi

Un Nor’easter non nasce dal nulla. È il risultato di un conflitto brutale tra l’aria polare fredda e secca che scende dal Canada e l’aria calda e umida che risale dal Golfo del Messico, alimentata dalla Corrente del Golfo. Quando queste due masse d’aria si incontrano sopra le acque calde dell’Oceano, la differenza di temperatura (il gradiente termico) funge da carburante per una ciclogenesi esplosiva.

La nascita del gigante: lo scontro tra due mondi – meteolive.leonardo.it

In queste condizioni, la pressione atmosferica crolla vertiginosamente, dando vita a quello che in gergo tecnico viene chiamato “bomba meteorologica”. La rotazione antioraria del sistema di bassa pressione cattura l’umidità oceanica e la scarica sulla costa sotto forma di neve pesantissima e bagnata, a causa delle temperature che oscillano pericolosamente intorno allo zero.

Perché è diverso da un normale blizzard?

Mentre un blizzard comune può verificarsi ovunque ci sia vento forte e neve, il Nor’easter ha una componente marittima che lo rende unico. Oltre alla neve, porta con sé l’erosione costiera e le inondazioni. I venti da Nord-Est spingono letteralmente l’oceano verso la costa (lo storm surge), creando mareggiate che possono distruggere moli e abitazioni costiere anche senza che cada un solo fiocco di neve.

C’è un dettaglio laterale che i residenti del New England conoscono bene: il suono. Durante un Nor’easter, a causa della densità dell’aria e della forza del vento contro le strutture, si avverte un ululato a bassa frequenza quasi costante, un rumore bianco naturale che può durare per 24 o 48 ore ininterrotte.

L’intuizione: la neve come isolante e trappola

L’intuizione non ortodossa su queste tempeste riguarda la qualità della neve. A differenza della neve “polverosa” dei film, quella del Nor’easter è ricca di acqua. È così pesante che non si limita a coprire le strade: si aggrappa ai cavi elettrici e ai rami degli alberi, facendoli crollare non per il vento, ma per il carico statico. In un certo senso, la tempesta usa la sua stessa precipitazione per smantellare l’infrastruttura elettrica delle città, lasciando milioni di persone al buio proprio mentre le temperature crollano.

Nel 2026, con il riscaldamento globale che aumenta la temperatura degli oceani, i Nor’easter stanno diventando più carichi di umidità: tempeste forse meno frequenti, ma decisamente più violente e “umide” rispetto al secolo scorso.

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