Correnti occidentali persistenti, assenza di irruzioni fredde strutturate e nuove saccature in arrivo: cosa sta accadendo davvero tra Europa e Mediterraneo.
L’inverno 2026 sta mostrando un volto diverso rispetto alle attese stagionali. Chi osserva le mappe sinottiche e segue l’evoluzione quotidiana del tempo ha notato una sequenza continua di perturbazioni atlantiche, con piogge diffuse e fasi di maltempo ripetute, ma senza vere nevicate in pianura. Le eccezioni sono state limitate e circoscritte. Il nodo centrale è la persistenza di una circolazione zonale, vale a dire un flusso di correnti provenienti da ovest, che ha mantenuto il proprio asse su latitudini più meridionali rispetto alla media climatica.
Questa configurazione ha inciso sugli equilibri dell’Italia e dell’intero Mar Mediterraneo, determinando un inverno più umido che gelido. Il freddo intenso non è riuscito a entrare con decisione sulla Penisola. Le temperature hanno oscillato, ma raramente sono crollate su valori tipicamente invernali nelle aree di pianura. La stagione, almeno fino a metà febbraio, ha mostrato caratteristiche più vicine a un autunno dinamico che a una fase di gelo strutturato.
Lo scenario europeo e il blocco freddo a nord
Su scala continentale, le analisi meteorologiche hanno evidenziato per settimane la presenza di un vasto serbatoio di aria gelida collocato tra la Scandinavia e l’Europa nord-orientale. Questo blocco freddo, persistente e compatto, ha agito come una barriera dinamica, impedendo alle masse d’aria artica di scendere verso l’Europa centro-meridionale.
Le perturbazioni in uscita dalle Isole Britanniche sono state così costrette a seguire un tracciato più basso del consueto. Hanno attraversato la Francia, il Mediterraneo occidentale e poi l’Italia, alimentando una lunga sequenza di fronti piovosi. Non si è mai realizzato un vero contatto tra l’aria continentale fredda e i sistemi umidi atlantici. Senza questo “aggancio”, la neve non ha potuto spingersi fino alle pianure in modo significativo.

Lo scenario europeo e il blocco freddo a nord – meteolive.leonardo.it
Le Alpi di confine hanno registrato nevicate più frequenti, soprattutto sui versanti esteri, mentre lungo l’Appennino Centrale i fiocchi si sono spinti raramente sotto i 1200-1300 metri. Accumuli modesti, spesso irregolari. In molte città del Nord e del Centro il paesaggio è rimasto privo di manto nevoso.
Un altro elemento rilevante è stata la ventilazione intensa. Le correnti da ovest e nord-ovest hanno generato raffiche sostenute lungo le coste tirreniche, sui crinali appenninici e in diverse aree del Sud. Le mareggiate hanno interessato i litorali più esposti. Il vento è diventato il tratto dominante di questa fase atmosferica, più del gelo stesso.
La persistenza della circolazione zonale ha quindi prodotto un inverno instabile, spesso perturbato, ma non realmente freddo nelle quote basse. È una configurazione fuori dalla norma statistica recente, già, e sta lasciando un segno anche sul bilancio nivometrico stagionale.
Le prossime settimane e l’ipotesi di un’irruzione artica tardiva
Con l’avvio della nuova settimana è prevista una nuova saccatura nord-atlantica, più fredda rispetto alle precedenti, attesa tra il 19 e il 21 febbraio. Questo impulso potrebbe determinare un temporaneo abbassamento della quota neve sul Nord-Ovest e successivamente lungo il versante adriatico. Non si tratterebbe di un’ondata di gelo storica, ma di un passaggio più incisivo rispetto a quelli recenti.
La criticità principale resta la ventilazione molto forte, destinata a interessare coste e rilievi. I modelli indicano una fase di instabilità diffusa, con una breve pausa tra martedì e mercoledì su gran parte del territorio nazionale. Giovedì è atteso l’arrivo di un nuovo sistema perturbato, sempre di origine atlantica, con precipitazioni e temperature in lieve calo.
Lo sguardo si sposta poi verso la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Alcune proiezioni dei centri di calcolo europei mostrano la possibile risalita di un anticiclone verso il nord dell’Oceano Atlantico. Questa manovra potrebbe indebolire il flusso occidentale e favorire la discesa di aria artica verso l’Europa centrale.
Se tale scenario dovesse concretizzarsi, si aprirebbe la possibilità di un’irruzione fredda più strutturata sull’Italia, con nevicate a quote basse lungo l’Appennino Centrale e meridionale e un calo termico sensibile su gran parte della Penisola. Al momento si tratta di un’ipotesi evolutiva. I segnali modellistici indicano una tendenza, non una previsione definitiva.
Sarà determinante osservare i flussi provenienti dai Balcani. Un eventuale aggancio tra aria continentale e perturbazioni residue potrebbe dare luogo a un ultimo colpo di coda invernale. In caso contrario, l’espansione dell’anticiclone subtropicale sul Mediterraneo potrebbe portare le prime giornate dal sapore primaverile.
Il quadro resta dinamico. Le prossime settimane chiariranno se l’inverno 2026 chiuderà senza episodi rilevanti di gelo in pianura o se offrirà, sul finale, un’irruzione di stampo polare. I dati aggiornati giorno per giorno saranno il riferimento per valutare l’evoluzione reale di questa stagione che, finora, ha mostrato un volto diverso da quello atteso.








