In occasione di ondate di gelo particolarmente intense, capita spesso di imbattersi nell’affermazione apparentemente contraddittoria secondo cui farebbe più freddo proprio perché il pianeta si sta scaldando.
Si tratta di una frase che genera spesso confusione, poiché sembra negare la realtà del riscaldamento globale o, al contrario, attribuirgli poteri quasi magici di generazione del gelo. In realtà, il riscaldamento globale non significa affatto che il freddo sia destinato a scomparire nel nulla, quanto piuttosto che l’atmosfera sta modificando profondamente il proprio modo di funzionare. Le ondate di gelo non vengono cancellate dai radar meteorologici, ma diventano statisticamente meno probabili e meno frequenti, pur rimanendo una possibilità concreta all’interno del ciclo stagionale.
Uno degli aspetti più affascinanti e discussi di questa trasformazione è la cosiddetta amplificazione artica, un’ipotesi scientifica che cerca di spiegare le anomalie del Vortice Polare. Poiché l’Artico si sta scaldando a una velocità doppia o tripla rispetto al resto del pianeta, il contrasto termico tra le alte latitudini e le medie latitudini si sta riducendo sensibilmente.
Fa più freddo perché fa più caldo? In realtà no
Questo contrasto è il motore principale della circolazione atmosferica: quando viene meno, la corrente a getto che circonda il polo tende a indebolirsi e a diventare più “ondulata”. Una circolazione di questo tipo non crea freddo dal nulla, ma agisce come un nastro trasportatore che favorisce scambi d’aria più estremi. In questo scenario, le barriere atmosferiche diventano più permeabili, permettendo all’aria gelida di scivolare con più facilità verso sud e, contemporaneamente, all’aria calda tropicale di risalire verso il polo.

Fa più freddo perché fa più caldo? In realtà no (meteolive.leonardo.it)
È però fondamentale chiarire che il riscaldamento globale non produce freddo, né agisce come suo generatore. L’effetto principale del cambiamento climatico resta l’innalzamento costante della temperatura media globale, mentre gli effetti dinamici legati alle ondulazioni della corrente a getto rimangono secondari. Anche se i blocchi anticiclonici alle alte latitudini possono talvolta spingere masse d’aria gelida verso le nostre latitudini, la tendenza di fondo mostra inequivocabilmente una diminuzione della frequenza e della severità degli estremi freddi rispetto ai decenni passati.
In definitiva, non ci troviamo di fronte a un futuro con più freddo o con gelate più frequenti, ma a un freddo distribuito in modo diverso nel tempo e nello spazio. Gli episodi invernali restano possibili e talvolta possono risultare localmente intensi, ma si manifestano all’interno di un contesto climatico che, nel suo insieme, continua inesorabilmente a scaldarsi. Il freddo che sperimentiamo oggi non è dunque un segno che il riscaldamento globale si sia fermato, ma solo una prova di quanto sia diventato complesso e imprevedibile il comportamento della nostra atmosfera sotto pressione.








