Non immaginatelo come una voragine da film di fantascienza che conduce al centro della Terra, né come l’ingresso di una base segreta dimenticata dalla storia.
Il “buco” sotto il ghiacciaio Thwaites — meglio noto come il Ghiacciaio dell’Apocalisse — è in realtà una cavità immensa, una bolla d’aria e acqua calda che si è insinuata dove un tempo c’era roccia e ghiaccio solido. È una ferita invisibile nel ventre dell’Antartide che misura quasi 300 metri d’altezza e ha una superficie pari a due terzi di Manhattan.
Il problema non è che il buco esista, ma che stia respirando. E ogni suo respiro spinge l’oceano più in profondità, erodendo le fondamenta del gigante bianco.
L’erosione invisibile: perché quel vuoto ci riguarda
Le ultime rilevazioni satellitari mostrano che questa cavità si sta espandendo a una velocità che i modelli precedenti non avevano previsto. Quando l’acqua dell’oceano, resa più calda dalle correnti profonde, trova un punto debole nella “linea di galleggiamento” (il punto in cui il ghiaccio smette di poggiare sulla terraferma e inizia a fluttuare), comincia a scavare. Più spazio si crea, più acqua calda entra, in un feedback positivo che accelera lo scioglimento dall’interno.

L’erosione invisibile: perché quel vuoto ci riguarda – meteolive.leonardo.it
Un dettaglio laterale, quasi ironico nella sua tragicità: gli scienziati hanno scoperto che il ghiaccio che un tempo occupava quella cavità non è semplicemente “scivolato” via, ma è evaporato o fuso sul posto in un lasso di tempo record. È come se il ghiacciaio stesse subendo una sorta di osteoporosi climatica, diventando fragile e cavo prima ancora di collassare.
L’intuizione: il ghiacciaio come tappo di una bottiglia
L’intuizione non ortodossa da comprendere è che il Thwaites non è solo un pezzo di ghiaccio che si scioglie. Funziona come un tappo strutturale. Dietro di esso ci sono altri ghiacciai che poggiano su un bacino situato sotto il livello del mare. Se il Thwaites dovesse cedere a causa di questo vuoto sottostante, non perderemmo solo lui, ma stapperemmo l’intera calotta dell’Antartide Occidentale.
Il rischio non è per il 2100, ma per un orizzonte molto più vicino. Il collasso totale porterebbe a un innalzamento del livello dei mari di oltre 60 centimetri, ma la destabilizzazione dei ghiacciai vicini potrebbe spingere quella cifra sopra i due metri. Significherebbe ridisegnare le mappe di città come Venezia, Miami o Amsterdam entro poche generazioni.
Cosa significa “per noi” oggi?
Mentre leggete, questa cavità sta alterando la salinità dell’oceano circostante. La grande quantità di acqua dolce che viene immessa nel sistema cambia la circolazione delle correnti profonde, quelle che regolano il clima globale. Non è solo una questione di coste sommerse; è la macchina del clima che perde i suoi giri, portando eventi estremi più frequenti anche alle nostre latitudini.
Stiamo guardando un gigante che sta perdendo l’equilibrio perché gli è stata tolta la terra — o meglio, il ghiaccio — da sotto i piedi.








