Tra percezioni comuni e processi invisibili, la pioggia nasconde effetti meno scontati sull’aria che noi tutti respiriamo.
Quando il cielo si copre e iniziano a cadere le prime gocce, molti tirano un sospiro di sollievo. L’aria sembra più fresca, il cielo più limpido e la sensazione diffusa è che la pioggia “ripulisca” l’ambiente. È un’idea radicata, soprattutto nei mesi invernali, quando lo smog ristagna e le precipitazioni vengono attese come una soluzione naturale all’inquinamento. Ma la realtà atmosferica è più articolata di quanto appaia a prima vista e non sempre la pioggia ha l’effetto salvifico che immaginiamo.
Pioggia e inquinamento: cosa succede davvero nell’aria
Le precipitazioni hanno effettivamente la capacità di ridurre la concentrazione di alcuni inquinanti presenti in atmosfera, come le polveri sottili PM10 e PM2,5 o gas come gli ossidi di azoto. Questo avviene attraverso un processo noto come deposizione umida, durante il quale le particelle sospese vengono inglobate nelle gocce d’acqua o nei fiocchi di neve e trasportate verso il suolo. Una parte dell’azione “pulente” inizia già nelle nubi, dove le particelle fungono da nuclei su cui il vapore acqueo si condensa, e prosegue mentre la pioggia cade attraversando gli strati più bassi dell’atmosfera.
Questo meccanismo spiega perché, dopo piogge diffuse e prolungate, la qualità dell’aria possa migliorare sensibilmente. In molti casi si osserva un calo misurabile degli indici che sintetizzano la presenza di inquinanti, con benefici temporanei soprattutto nelle aree urbane più congestionate. Tuttavia, non si tratta di una regola universale. L’atmosfera è un sistema dinamico e complesso, influenzato anche da temperatura, vento e attività umane.
Ci sono situazioni in cui, nonostante la pioggia, l’inquinamento non diminuisce o addirittura aumenta. Questo può accadere quando le precipitazioni riducono i moti convettivi verticali, limitando il rimescolamento dell’aria, oppure quando, subito dopo la pioggia, riprendono intensamente le emissioni da traffico e riscaldamento. In questi casi, l’effetto positivo si annulla rapidamente.

Pioggia e inquinamento: cosa succede davvero nell’aria – meteolive.leonardo.it
Esiste poi un lato meno rassicurante della relazione tra pioggia e qualità dell’aria. Alcuni gas inquinanti, come gli ossidi di zolfo e di azoto, reagiscono chimicamente con l’acqua in atmosfera formando soluzioni acide. Il risultato sono le cosiddette piogge acide, che non migliorano l’ambiente ma possono danneggiare edifici, opere d’arte e vegetazione anche a grande distanza dalle fonti di emissione.
La pioggia influisce anche su altri elementi presenti nell’aria, come pollini e allergeni. In periodi secchi, la loro concentrazione tende ad aumentare, mentre piogge moderate e continue possono offrire una tregua a chi soffre di allergie o asma. Al contrario, rovesci brevi e intensi possono rimettere in circolo pollini già depositati, peggiorando temporaneamente i sintomi.
Alla fine, la risposta alla domanda iniziale sorprende: sì, la pioggia può ridurre l’inquinamento, ma non sempre e non in modo definitivo. È un aiuto temporaneo, non una soluzione strutturale. L’aria che respiriamo dipende da equilibri delicati e da scelte quotidiane che vanno ben oltre ciò che cade dal cielo.








