Ambiente

È la scalinata più spettacolare al mondo e si trova proprio in Italia: la vista da qui è paradisiaca

Scalinata natura - meteolive.leonardo.it

C’è un momento preciso, intorno al millesimo gradino, in cui le ginocchia smettono di protestare e iniziano a dettare un ritmo proprio, quasi ipnotico.

Non è una passeggiata e non è una scalata; è un corpo a corpo con la storia del Canale di Brenta. La Calà del Sasso non si limita a collegare la frazione di Valstagna all’Altopiano di Asiago con i suoi 4444 scalini di calcare e ciottoli; essa agisce come una sorta di cerniera temporale tra il fiume e il cielo.

Realizzata nel XIV secolo sotto il dominio di Gian Galeazzo Visconti, questa opera titanica nacque per uno scopo squisitamente pratico e brutale: trasportare il legname. I tronchi scivolavano lungo una canaletta laterale in pietra, mentre gli uomini e le bestie faticavano sui gradini. Oggi, osservando la patina lucida che il tempo e l’umidità hanno depositato sulla roccia, si percepisce ancora l’eco di quel traffico faticoso. È la scalinata più lunga d’Italia, ma il numero non rende giustizia alla verticalità del bosco che la stringe in un abbraccio umido.

La scala più incredibile si trova in Italia

A differenza di molti sentieri montani che cercano di assecondare la morfologia del terreno, la Calà sembra volerlo sfidare con una testardaggine tutta medievale. C’è un dettaglio che spesso sfugge ai cursori della domenica: in certi tratti, le pietre presentano delle piccole incisioni, quasi dei graffi profondi che non sono opera della natura, ma il segno lasciato dai “musinari”, i caricatori di legna, che usavano i ramponi per non scivolare nel fango misto a segatura. L’odore qui non è mai quello pulito delle vette, ma un mix denso di muschio, terra bagnata e quella mineralità fredda che solo la pietra antica sa sprigionare.

La scala più incredibile si trova in Italia

La scala più incredibile si trova in Italia- meteolive.leonardo.it

Si dice spesso che la Calà sia un percorso di redenzione o una sfida sportiva. Forse, però, la verità è meno epica e più sottile: questa scalinata è il miglior esempio di come l’uomo possa colonizzare il vuoto senza distruggerlo. Mentre le moderne funivie scavalcano la pendenza con indifferenza tecnologica, la Calà ti costringe a misurarla centimetro dopo centimetro.

Un’intuizione che coglie chi la percorre in solitudine è che la Calà non sia stata costruita per salire, ma per restare sospesi. Non è un caso che la leggenda di Marostica e Sasso parli di amanti che si ritrovano proprio qui: la struttura stessa della scala, con i suoi gradini irregolari e la pendenza costante, impedisce la fretta e impone una vicinanza forzata con chi ti sta accanto. Non si può correre sulla Calà senza rischiare la caviglia; si è obbligati a guardarsi i piedi, a studiare l’incastro dei sassi, a tornare, in un certo senso, a una dimensione tattile dell’esistenza.

Arrivare a Sasso di Asiago non regala il trionfo delle grandi vette dolomitiche. Si sbuca fuori dal bosco quasi con sorpresa, ritrovandosi tra le case di pietra con i polpacci che ancora vibrano. La discesa, se si sceglie di farla a ritroso, è paradossalmente più dura della salita, un test di resistenza per i tendini che mette a nudo ogni fragilità fisica. Non c’è spazio per la retorica della montagna incontaminata: qui tutto è contaminato dal sudore di secoli e dalla necessità di sopravvivenza di un popolo che ha trasformato un dirupo in una strada regale.

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