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Località Data aggiornamento Quantità neve Impianti
Abbadia San Salvatore(SI) 22 Febbraio 5 - 35 cm Aperti
Abetone(PT) 22 Febbraio 20 - 50 cm Aperti
Adelboden 22 Febbraio 24 - 65 cm Aperti
Airolo 22 Febbraio 10 - 150 cm Aperti
Ala di Stura(TO) 19 Febbraio 10 - 20 cm Aperti
Alagna Valsesia(VC) 22 Febbraio 10 - 190 cm Aperti
Alleghe(BL) 22 Febbraio 30 - 80 cm Aperti
Alpe Cermis(TN) 22 Febbraio 5 - 50 cm Aperti
Alpe di Mera(VC) 19 Febbraio 10 - 50 cm Aperti
Alpe di Siusi(BZ) 22 Febbraio 7 - 40 cm Aperti
Alta Badia(BZ) 22 Febbraio 10 - 40 cm Aperti
Alta Pusteria(BZ) 22 Febbraio 35 - 75 cm Aperti
Altopiano di Asiago(VI) 19 Febbraio 0 - 70 cm Aperti
Altopiano di Vezzena(TN) 19 Febbraio 30 - 50 cm Aperti
Andalo(TN) 22 Febbraio 25 - 65 cm Aperti
Andermatt 22 Febbraio 30 - 215 cm Aperti
Aprica(SO) 22 Febbraio 30 - 130 cm Aperti
Arcidosso(GR) 22 Febbraio 5 - 35 cm Aperti
Argentera(CN) 22 Febbraio 55 - 200 cm Aperti
Arosa 22 Febbraio 60 - 100 cm Aperti
Artesina(CN) 22 Febbraio 120 - 200 cm Aperti
Asiago(VI) 19 Febbraio 0 - 70 cm Aperti
Auronzo di Cadore(BL) 22 Febbraio 10 - 40 cm Aperti
Avoriaz 22 Febbraio 90 - 120 cm Aperti
Ayas(AO) 22 Febbraio 50 - 90 cm Aperti
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Prypjat: la città fantasma in Ucraina visitata da MeteoLive

A piccoli gruppi e sotto stretto controllo, la città fantasma di Prypiat è visitabile. Colpisce al cuore visitare le case abbandonate da migliaia di persone con i loro ricordi: dal pianoforte alla bambola, a quel che resta delle tv, dalla tappezzeria che cade ovunque, ai letti che si arrugginiscono.

In primo piano - 7 Febbraio 2017, ore 11.53

Guardando distrattamente la città dall'alto di uno dei tanti edifici abbandonati, la desolazione è evidente ma stupisce ancora di più se ti aggiri a piedi per i viali, partendo dalla famosa area del luna park, con la sua ruota panoramica, le macchinine arrugginite dell'autoscontro, la biglietteria, per raggiungere poi la piscina, rimasta stranamente attiva sino alla fine degli anni 90 e ad uso esclusivo del personale della centrale nucleare, la scuola con le lavagne sulle quali nessuno scriverà mai più nulla, gli orari delle lezioni e dei pasti, i libri ancora presenti alla rinfusa sul pavimento, le gigantografie dei leader politici di quei tempi.

Tutto è fermo a Pripjat, tutto è morto, anche la grande foresta dietro la centrale, a stretto contatto con le radiazioni. Nello stadio gli alberi si sono impadroniti del campo di gioco, nell'ospedale restano i lettini del reparto di pediatria, nei due hotels della città, i meno malandati, la moquette è ormai marcita ma resiste il bancone della reception, le chiavi delle stanze negli appositi spazi, un registro delle presenze in buono stato e alcuni bicchieri, molto altro è stato ovviamente saccheggiato, prima che la zona fosse messa a stretto controllo militare.

Solo una volta all'anno gli ex-cittadini possono tornare a rivedere la loro città e la casa in cui hanno vissuto, ma gli oggetti presenti all'interno sono radioattivi, quasi nessuno ha più il coraggio di portarseli via, dice la nostra guida.

Incredibilmente molte strade restano assolutamente praticabili, nonostante vi spunti qualche pianta o radice d'albero e un po' d'asfalto si sia consumato. Solo alcune zone si possono visitare, le zone considerate pericolanti sono state isolate e le strade che vi ci conducono sbarrate con blocchi di cemento. Abbiamo ottenuto il permesso speciale per visitare la zona dopo 2 anni di attesa. Per fortuna abbiamo superato tutti i controlli anche in uscita, evitando la classica "doccia chimica".

La radioattività è ancora elevata ma sopportabile per l'uomo, ma è ovvio che non si può restare per molto; la nostra visita guidata è stata breve ma sufficiente a colpirci ugualmente nel profondo del cuore, quel silenzio è invece l'urlo di tutte quelle famiglie che la vita ha ingiustamente punito sradicandole dal luogo nel quale anche sino a qualche ora dopo il disastro non avrebbero mai pensato di allontanarsi, perlomeno non in un modo tanto scioccante.

Era una città giovane, aveva solo 16 anni di vita e ci abitavano quasi 50.000 persone ai tempi del disastro, non tutti gli abitanti oltretutto lavoravano alla centrale.
Il nucleare resta un rischio altissimo per tutta l'umanità. Siamo sempre tutti a rischio di un'altra Chernobyl, di molte altre Prypjat.

Di seguito uno dei tanti video che documentano lo stato di totale abbandono:
 


Autore : Alessio Grosso

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