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Le previsioni del tempo: lo sfogo di Baroni dopo la tremenda tragedia del 17 luglio 91 nelle Alpi

Il 17 luglio 91 è un giorno triste per la meteorologia: un fronte temporalesco transita sul nord Italia, interessando con maggiore intensità il Trentino Alto Adige. Sei ragazzi di Piacenza muoiono insieme ad un seminarista travolti da una frana, staccatasi in seguito alle forti precipitazioni nei pressi del rifugio Brentei.

In primo piano - 11 Luglio 2016, ore 08.37

Una tragedia parrocchiale sotto il temporale. Un prete travolto con i suoi ragazzi da una slavina di fango, ghiaccio e neve. Sorpresi dal temporale grandinigeno quel 17 luglio 1991 sono morti in 7. Nella foto il rifugio Brentei.

Luciano Ratto scrisse allora un interessante articolo sulla rivista del Club Alpino Italiano che ci sembra di grande attualità rivisitare 24 anni dopo. Scrive Ratto: “pare incredibile, ma troppi alpinisti dilettanti e professionisti fanno un uso modesto o nessun uso delle previsioni. Conosco direttori di escursioni sociali ed organizzatori professionisti di gite collettive che non conoscono neppure i numeri telefonici più ricorrenti delle previsioni meteo raggiungibili dall’Italia.” Ratto cita poi un articolo apparso sulla Stampa il 19 luglio dal titolo: “un temporale sui meteorologi”, nel quale il Colonnello Baroni affermava senza mezze parole: “non abbiamo capito nulla, non abbiamo visto la perturbazione che stava arrivando sul nord-est e che ha scatenato il finimondo in Trentino.”

E dietro una scia di polemiche: “sono preparati i meteorologi nazionali? Perché le previsioni a medio-termine sono abbastanza attendibili, mentre quelle a breve si rilevano spesso errate?” Ratto riporta poi un altro stralcio dell’intervista a Baroni: “le caratteristiche orografiche dell’Italia rendono il nostro lavoro più difficile, ci vorrebbe un sistema di radar come quello americano con maglie strettissime, di 50 km. Qui da noi un impianto dista dall’altro 300 km e i radar sono predisposti per l’assistenza ai velivoli. Non esiste purtroppo un centro meteorologico nazionale.”

L’articolo si conclude con un’ultima constatazione di Baroni "dopo tutto non bisogna dimenticare che la meteorologia è una scienza inesatta che elabora dati incompleti con metodi discutibili per fornire previsioni inaffidabili”.

Ratto però conclude ottimisticamente il suo articolo asserendo che è molto meglio avere previsioni valide al 70%, piuttosto che non disporne per nulla. In 25 anni le cose sono cambiate? Grazie ad Internet, al nowcasting, ai nuovi radar qualcosa è cambiato in effetti, ma ancora molto resta da fare. Non ci si può affidare all’entusiasmo e il sacrificio di pochi pionieri, per giunta disgiunti tra loro e combattuti dagli “integralisti” della meteo, per pensare di coprire nel dettaglio tutto il territorio nazionale, valle per valle, monte per monte, borgo per borgo. Chi ha orecchie per intendere, intenda...

Per finire la cronaca di quella agghiacciante tragedia tratta da Repubblica del 18 luglio 1991: "l'ultimo ad arrivare in barella è stato il prete, don Giuseppe Biasini, il capogruppo: ammutolito, pallido, disperato come può essere un uomo che ha visto morire i ragazzi affidati a lui, in quel canalone di montagna diventato tomba. Ma don Giuseppe è stato anche il primo a dare l'allarme: la slavina di fango, neve e sassi lo ha colpito alla gamba, gli ha oscurato la vista, gli ha strappato di mano uno dei ragazzi più piccoli".

E lui, con la gamba rigida, insieme agli altri scampati, è corso subito al rifugio più vicino, ha chiesto aiuto, poi si è accasciato. "Non è più lui", dicono i primi soccorritori, mentre l' autoambulanza lo porta all' ospedale di Tione, insieme ad altri sei ragazzi feriti. Nessuno gli ha ancora detto che se lui ce l' ha fatta, sono morti sette suoi compagni di gita: due ragazzine, quattro ragazzi e il seminarista che lo aiutava nel giro sulle Alpi. Nessuno gli dice i nomi di quei ragazzi che erano partiti dalla parrocchia di Nostra Signora di Lourdes, a Piacenza, per conoscere queste splendide Dolomiti del Brenta che ora, passata la tempesta, splendono sotto il sole".
 
Resta un'ultima amara doppia considerazione: perchè con il temporale imminente ci si è mossi dal rifugio, perchè poi rifugiarsi sotto un canalone di neve durante il diluvio?
 


Autore : Alessio Grosso

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