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Alpe di Mera(VC) 23 Marzo 10 - 50 cm Aperti
Alpe di Siusi(BZ) 24 Marzo 5 - 40 cm Aperti
Alta Badia(BZ) 24 Marzo 5 - 30 cm Aperti
Alta Pusteria(BZ) 24 Marzo 20 - 60 cm Aperti
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Altopiano di Vezzena(TN) 23 Marzo 30 - 50 cm Aperti
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Arosa 24 Marzo 80 - 150 cm Aperti
Artesina(CN) 24 Marzo 30 - 90 cm Aperti
Asiago(VI) 23 Marzo 0 - 30 cm Aperti
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L'anno senza estate potrebbe ripetersi a breve?

Ecco cosa successe nel 1816.

In primo piano - 8 Marzo 2017, ore 15.23

L'anno 1816 dal punto di vista climatologico si rivelò veramente particolare, non solo in Europa, ma su gran parte del nostro pianeta, con maggiori ripercussioni nell'Emisfero Settentrionale.

Gli appunti di alcuni agricoltori del Vermont, negli Stati Uniti, ci riferiscono di una prima decade di giugno insolitamente fredda, con nevicate copiose (fino a 50 cm) che distrussero quasi tutti i campi di grano della zona, e che costrinsero gli autoctoni ad attendere 5-7 giorni prima di arare nuovamente i campi per la semina a causa del terreno indurito dal ghiaccio.

Nelle settimane successive il clima tornò ad essere quello tipico del periodo, con temperature più gradevoli e condizioni favorevoli alla nuova semina del grano; ma fu solo una illusione, visto che dai primi giorni di luglio tornò il freddo, ed a tratti il gelo, un gelo che si protrasse fino a settembre.

Quello descritto però fu solo uno dei tanti aspetti del bizzarro comportamento del tempo; conseguenze ben più gravi si ebbero infatti in Europa, dove il gelo e la mancanza di grano, e quindi la mancata produzione di farina e pane, portarono molta gente alla povertà più assoluta, specialmente in Francia, un Paese ancora provato dalla Rivoluzione e dalle guerre napoleoniche.

Ecco che allora nell'inverno 1816-17 si potevano tranquillamente vedere persone che andavano a caccia di gatti randagi, cani o altri animali dalla carne commestibile lungo le strade cittadine; aumentarono anche gli omicidi indotti dalla fame e dalla disperazione, ma soprattutto la carestia produsse un aumento incontrollato delle epidemie, come ad esempio quella dovuta al tifo, che portò alla tomba ben 50 mila persone in Inghilterra in pochi mesi.

Insomma l'insolito periodo freddo portò vere e proprie tragedie in gran parte del mondo civilizzato; è chiaro quindi che l'attenzione si sia concentrata sulle possibili cause che provocarono il curioso fenomeno meteorologico.

Sin dai primi mesi del 1817 si susseguirono le più svariate ipotesi; ci fu addirittura chi accusò Benjamin Franklin di aver alterato il flusso di calore nel terreno dovuto ai fenomeni elettrici (una credenza del tempo) con i suoi ripetuti e noti esperimenti sui fulmini. Ma in realtà solo dopo qualche anno si venne a scoprire un fenomeno probabilmente direttamente collegato al brusco abbassamento della temperatura, ossia la recente eruzione del vulcano Tambora, su un'Isola poco ad est di Giava; tale catastrofe portò all'immissione in atmosfera di ben 1,7 milioni di tonnellate di polveri, grazie ad un'esplosione il cui rombo fu avvertito a più di 2500 km di distanza; essa provocò la morte immediata di più di 10.000 persone, e il successivo decesso di altre 82.000 per stenti e malattie.

Gran parte delle polveri rimase in sospensione ad una altezza compresa fra i 20 ed i 40 km, e si diffuse su tutto il globo, portando alla "schermatura" dei raggi solari, e quindi ad una loro conseguente minore efficacia; ecco perché la temperatura calò rapidamente.

Come se non bastasse negli anni precedenti si erano verificate altre due eruzioni devastanti: nell'Isola di St. Vincent nel 1812, e nelle Filippine nel 1814; la somma di tutti questi eventi fu la "scintilla" che con tutta probabilità portò il 1816 ad essere conosciuto come "l'anno senza estate".

Si è riparlato di questa tremenda stagione perché il NOAA ha appena aggiornato le sue previsioni (meglio dire proiezioni) per la stagione estiva 2017, ponendo l'Italia tra le nazioni che sperimenterebbero un'estate leggermente sottotono e caratterizzata da frequenti precipitazioni. 

Quanto c'è di vero? Sono proiezioni sperimentali, solo proiezioni sperimentali, giovedì però le analizzeremo nel dettaglio e magari scopriremo qualcosa di più.
 


 


Autore : Alessio Grosso

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