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Località Data aggiornamento Quantità neve Impianti
Abbadia San Salvatore(SI) 09 Dicembre - assente - Chiusi
Abetone(PT) 09 Dicembre 5 - 10 cm Aperti
Adelboden 09 Dicembre 0 - 10 cm Aperti
Airolo 21 Novembre - assente - Chiusi
Ala di Stura(TO) 28 Novembre - assente - Chiusi
Alagna Valsesia(VC) 09 Dicembre 0 - 220 cm Aperti
Alleghe(BL) 09 Dicembre 0 - 40 cm Aperti
Alpe Cermis(TN) 09 Dicembre 10 - 20 cm Aperti
Alpe di Mera(VC) 28 Novembre - assente - Chiusi
Alpe di Siusi(BZ) 09 Dicembre n/d Aperti
Alta Badia(BZ) 09 Dicembre 0 - 10 cm Aperti
Alta Pusteria(BZ) 23 Giugno n/d Chiusi
Altopiano di Asiago(VI) 28 Novembre - assente - Chiusi
Altopiano di Vezzena(TN) 28 Novembre - assente - Chiusi
Andalo(TN) 09 Dicembre 0 - 13 cm Aperti
Andermatt 09 Dicembre 0 - 110 cm Aperti
Aprica(SO) 09 Dicembre 20 - 40 cm Aperti
Arcidosso(GR) 09 Dicembre - assente - Chiusi
Argentera(CN) 12 Aprile n/d Chiusi
Arosa 09 Dicembre 10 - 50 cm Aperti
Artesina(CN) 09 Dicembre 20 - 20 cm Aperti
Asiago(VI) 28 Novembre - assente - Chiusi
Auronzo di Cadore(BL) 09 Dicembre 10 - 0 cm Aperti
Avoriaz 09 Dicembre 30 - 40 cm Aperti
Ayas(AO) 09 Dicembre 20 - 50 cm Aperti
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Forse qualcuno non si ricorda cosa accadde nel gennaio 2008...

Giornata irreale quella del 28 gennaio 2008 su molte regioni d'Italia, in particolare al nord-ovest. Rileggiamo cosa accadde dalla cronaca di Luca Angelini

In primo piano - 18 Gennaio 2016, ore 14.18


Il singolare avvitamento anticiclonico delle nubi si è sommato all'effetto foehn a fine gennaio 2008. Evidente l'onda orografica su nord-est e centro. Non vi è sbarramento sui versanti nord-alpini mentre su Piemonte e Lombardia le temperature raggiunsero valori da primavera inoltrata.

La cronaca di quel giorno affidata a Luca Angelini...
Gennaio come aprile, nord-ovest come nord-est, regioni settentrionali come regioni meridionali. Un unico comun denominatore ha unito tutta l'Italia in questo fenomenale 28 gennaio 2008 che passerà sicuramente agli annali per competere quale giornata tra le più miti nella storia dei nostri inverni.

Torino 23°, Cuneo 22°, Malpensa 20°, Bolzano 17°, Milano 16°. Ma anche Dobbiaco(1226 metri) 10° esattamente come Tarvisio (780 metri), e per finire Monte Paganella 2130 metri(Tn) ben 8°.
 
Parrebbe un normalissimo bollettino di metà aprile ma il calendario rimane ottusamente inchiodato su di un mese di gennaio che sembra non finire mai. La lenta apparente agonia di un inverno che aveva dato tante speranze e anche qualche soddisfazione ha gettato impietosamente lo sconforto tra gli amanti della neve.

Quest'anno la potenza dell'anticiclone ha messo in crisi perfino la collaudatissima tradizione dei "giorni della merla" , notoriamente i più freddi dell'anno. Ora la domanda sorge spontanea: se il periodo più freddo dell'anno misura temperature da primavera inoltrata, che ne sarà dell'estate che ci aspetta? Fortunatamente il ragionamento non è cosi logico come potrebbe sembrare, anche se grandi pionieri della meteo come i generali Bernacca e Baroni sostenevano che "la stagione nuova è figlia di quella passata".

A differenza di allora adesso possiamo contare sugli indici teleconnettivi, tuttavia anche in questo campo ci troviamo di fronte ad una esplorazione pionieristica e dunque i risultati empirici e statistici sul lungo termine possono essere paragonabili a quelli che si potevano ottenere 20-30 anni fa in una previsione ad una settimana.

Da qui "il grande bluff" che ha portato la malfiducia della gente verso questi importantissimi studi e la primavera laddove ci aspettavamo la neve. Va senz'altro sottolineato però che la situazione creatasi porta la firma di vari fattori concomitanti e le moviole satellitari di questi ultimi due giorni mostrano senza dare adito a dubbi i motivi e la portata del fenomeno. In sostanza la nostra penisola si è trovata sotto l'azione congiunta di un anticiclone dinamico subtropicale ben strutturato a tutte le quote e colmo di aria molto calda unitamente a un effetto favonico indotto a sud delle Alpi dalla rotazione oraria delle correnti in discesa all'interno dell'alta pressione stessa. L'effetto compressione che si verifica in questi casi raddoppia e determina una classica situazione di favonio senza sbarramento del quale abbiamo parlato in apposito articolo qualche giorno fa.

I versanti posti sottovento, in questo caso quelli sud-alpini e padani, risentono pertanto di un imponente riscaldamento dell'aria la quale perde anche gran parte della sua umidità raggiungendo valori percentuali da primato. Da ciò sono derivati anche i venti rafficati e gli scossoni termici avvertiti anche "a pelle" e determinati dalle folate di aria compressa che si incanalava irregolarmente nelle vallate alpine e che subiva nel prosieguo del suo percorso ulteriori salti e balzelli sulle aspertità termiche della pianura Padana.


Autore : Da un report di Luca Angelini, adattamento Alessio Grosso

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