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Dai satelliti il global warming è meno warming ma...

La situazione resta preoccupante.

In primo piano - 1 Febbraio 2016, ore 09.39

Nonostante tutti i discorsi spesso confusi, le insinuazioni, i ragionamenti più o meno sensati o più o meno pertinenti che si sentono continuamente fare in merito al controverso problema dei cambiamenti climatici, eccoci allora a commentare e a cercare di contestualizzare un nuovo record di anomalia positiva delle temperature globali registrato nel 2015 che ritocca, peraltro abbastanza pesantemente, quello già stabilito appena un anno prima.

Certamente un “uno-due” importante e significativo dal punto di vista del dibattito climatico corrente, non c’è che dire. D’altra parte le perplessità da parte della comunità scientifica sull’eventuale proseguimento della sostanziale stabilità delle temperature globali registrata per una dozzina d’anni, ci sono sempre state, e ora, l’anomalia del 2015 schizzata di colpo a +0,87°C rispetto alle medie climatiche 1951-1980 non fa altro che confermare queste riserve.

Certamente il raggiungimento di questo inquietante valore è stato favorito, come da previsione, anche da un episodio di Nino particolarmente vivace, paragonabile al momento come durata ed intensità a quello del 1997-1998, stiamo quindi parlando di eventi climatici tra i più importanti in assoluto da quando si effettuano misurazioni serie.

Tuttavia il dato di temperatura del 2015 ha fatto segnare un valore di circa 0,4°C superiore a quello del 1997 e di oltre 0,2°C superiore a quello del 1998, mentre il precedente record del 2014 si era verificato con un indice ENSO sostanzialmente neutro. Oltretutto, le attuali analogie tra i due episodi di Nino considerati, ci inducono a ritenere che il 2016 potrebbe anche essere destinato a stabilire un altro nuovo record. Staremo a vedere.

Ma se questi dati quantitativi riguardano le serie GHCN e quindi i dati derivanti dalle stazioni meteo terrestri integrate con le SST, diversamente, le serie termometriche satellitari, nonostante confermino il sostanziale trend decadale di riscaldamento globale, forniscono al momento un quadro decisamente meno allarmante.

Tuttavia, non dobbiamo dimenticare di dire che i dati satellitari non rappresentano affatto la perfezione tecnologica del dato come potrebbe apparentemente sembrare, essendo in realtà anch’essi  affetti da significativi problemi di affidabilità che comportano importanti e costanti interventi di correzione, calibrazione e omogeneizzazione, a parte il vantaggio del tutto teorico di poter sondare (in modo peraltro indiretto in quanto misurano la radianza a varie lunghezze d’onda e non la temperatura) tutti gli strati d’aria della bassa troposfera.

Nel frattempo, il sistema climatico nel suo complesso continua ad assorbire calore, ne sono una testimonianza anche i numerosi indicatori climatici, dall’aumento del livello del mare per espansione termica, allo scioglimento dei ghiacci continentali o quelli marini dell’Artico. Ma c’è di più. Oltre alle temperature superficiali e alla troposfera, si stanno scaldando oramai da alcuni decenni anche gli oceani, e non soltanto gli strati più superficiali (0-700mt.), ma anche quelli più profondi (0-2000mt.).

Questi sono fatti, e quando la scienza definisce “inequivocabile” il riscaldamento globale, si riferisce a questo genere di cose, non certo ai “fattoidi” che si riferiscono a una breve pausa nella crescita delle temperature, che sappiamo essere non lineare, o ai modelli fisico-matematici che, approssimativi e incompleti per definizione, nonché tarati sul lungo periodo, non sarebbero riusciti a prevederla.

Quali siano poi le cause di questo squilibrio energetico positivo, è ancora parzialmente un mistero, ma dalle conoscenze scientifiche che abbiamo, poche o tante che siano, appare sempre più probabile che l’impatto delle attività antropiche, principalmente legate alle emissioni di gas serra, aerosol e alla deforestazione, non sia affatto da sottovalutare.

Molti continuano ad invocare il Sole, la nostra stella infatti è la fonte primaria di energia sul nostro pianeta e il motore della vita stessa, appare quindi logico pensare che il clima possa cambiare in conseguenza del variare dell’attività solare. Tuttavia c’è da dire che, una volta escluse le cause “solari” indirette di natura astronomica e quindi legate all’inclinazione dell’asse terrestre, all’eccentricità dell’orbita e alla precessione degli equinozi, che agiscono su scale temporali piuttosto lunghe e non certamente su scala decadale, i dati scientifici ufficiali indicano che l’attività solare, in realtà, negli ultimi decenni è in leggero ma costante declino, fin dal picco massimo registrato durante il ciclo 19 a cavallo dell’anno 1960.

Insomma, sembra che attualmente il Sole e le temperature globali stiano seguendo dinamiche opposte. Sicuramente conta molto anche la variabilità interna al sistema climatico stesso, di cui fanno parte i sottoinsiemi terrestre e oceanico; è dimostrato per esempio che l’attività vulcanica e le variazioni degli indici climatici più importanti (AMO, PDO, ENSO) hanno una sicura e significativa ripercussione sul clima. Tuttavia non è ancora ben chiaro come e perché questi indici climatici possano cambiare, e le loro dinamiche, anche se apparentemente più o meno periodiche, in realtà tendono a variare in modo prevalentemente stocastico.

Certamente, sapere che il clima, per sua natura, tende a cambiare e ad evolversi continuamente, potrebbe anche contribuire a trasmetterci una sensazione di cauto conforto, ma nonostante questa informazione rappresenti una delle poche certezze che abbiamo in merito alla delicata questione dei cambiamenti climatici, confermata da tutta una serie di evidenze oramai assodate da vari campi di indagine scientifica, in realtà ciò non è assolutamente sufficiente a dissipare definitivamente tutte le giustificate preoccupazioni.


Autore : Fabio Vomiero

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