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La valanga e l'albergo distrutto: manca solo il plastico di Vespa...

La trasformazione di un evento naturale in uno show televisivo.

Editoriali - 20 Gennaio 2017, ore 09.40

Nel febbraio del 2012 la quantità di neve che ha raggiunto il medio Adriatico nel complesso era decisamente superiore a quella odierna, così come la sua estensione. I media si sono dimenticati anche delle nevicate del gennaio 2005, senza scomodare quelle comunque abbondanti del 96 e prima ancora del 63 e senza contare che nel 2012 la neve arrivò anche sulle spiagge e in abbondanza, accompagnata da temperature ben più basse di quelle registrate in questi giorni.

L'evento neve in sé, se non capita nelle grandi città non fa audience e i media, televisione nazionale in primis, gli dedicano forzatamente un servizio in cronaca, giusto per togliersi un peso dalla coscienza.

Poi è arrivato il terremoto sino a Roma e allora è cambiato tutto e in più si è aggiunta la valanga a fare "spettacolo" nel resort, stile film "valanga", che pochi ricordano perché è degli anni 70.
Se i soccorritori lo avessero visto fra l'altro avrebbero capito che qualche speranza forse c'è ancora, perché i protagonisti del film rimasero murati dalla neve ma in una sacca d'aria sufficiente a resistere per almeno 48 ore e assolutamente vivi.

Insomma la neve fino a se stessa non tirava, nemmeno i black-out elettrici che possono uccidere molto più di una valanga isolata, ha tirato il triplo evento, perché altrimenti quei poveretti sarebbero usciti dall'isolamento solo a metà febbraio, giacchè prima di smuovere l'esercito si sarebbe dovuta aspettare una interrogazione parlamentare.

Bastava solo che la televisione di Stato avesse dedicato più spazio alla popolazione abruzzese già nei giorni precedenti, quando era già sufficientemente chiaro che si sarebbe andati incontro ad una nevicata eccezionale, specie in quota. Invece il servizio pubblico, asservito al teatrino della politica, è arrivato ancora una volta in ritardo e poi ha cercato i colpevoli altrove, con i morti ancora caldi sotto la valanga.

Non poteva mancare il puntatone di Bruno Vespa sulla tragedia dell'hotel, anche se è ancora il suo team non aveva preparato il famoso plastico che accompagna i drammi più sentiti dalla nazione, come il delitto Franzoni e il rovesciamento della Costa Concordia.

E infine la concatenazione di eventi che riguardano la valanga: perché si è costruito un albergo lì? Semplice, perché dietro c'è un bosco fitto e dunque si è sostanzialmente al sicuro dalle valanghe, anche se il rischio zero in montagna non esiste. A questo punto però moltissimi alberghi delle Alpi sarebbero da far chiudere, stante la loro posizione ben più a rischio.

Qui è probabile che, oltre al terremoto in sé, che ha reso instabile la massa nevosa, sia intervenuto un movimento franoso, magari non vistoso, ma sufficiente a scaricare a valle di un botto le metrate di neve cadute.

Si può morire sotto una valanga nel 2017? Certo che si può, è inaccettabile per chi ha perso i propri cari, ma in certi situazioni estreme è purtroppo possibile. Fossero intervenuti i primi a liberare le strade e a tenerle libere per evacuare in tutta sicurezza l'albergo forse non sarebbe successo e qui pesa la sottovalutazione dell'evento. Intendiamoci: la Protezione Civile con i suoi volontari è encomiabile, eroica, ma se ne nessuno li guida prima che la situazione precipiti, se il governo e il Parlamento pensano ai fatti propri, lontani anni luce dalla realtà degli eventi naturali, le disgrazie accadono e accadranno ancora.

Penso ai morti in silenzio, consapevole che sarebbe potuto capitare anche a mia moglie e mio figlio; fatelo anche voi, ma senza falsi moralismi e compatimenti, la vita è dura, durissima, tutti i giorni ci cade addosso una piccola valanga, ma per chi rimane è doveroso scavare per uscirne e continuare a sperare, come diceva il grande Lucio Dalla.

 


Autore : Alessio Grosso

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