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L'Artico ha la febbre! Ecco le anomalie termiche presenti sul Polo...(Guarda la mappa all'interno)

Anomalie al rialzo superiori a 10° (rispetto alle medie climatologiche) sono attualmente presenti in sede polare. Quali effetti potrebbero avere sulla circolazione globale del nostro emisfero?

Editoriali - 14 Febbraio 2017, ore 11.00

L'Artico non sta bene! Possiamo osservare con meraviglia (e forse anche con un po' di gioia) il freddo che quest'anno sta attanagliando la Siberia, dove sono presenti anomalie al ribasso anche abbastanza marcate.

Il freddo si è spinto (a tratti) fino alle soglie del nostro Continente, garantendo l'inverno a molte nazioni europee e in parte anche all'Italia.

Possiamo trovare molti spunti che possano ricondurre il nostro pensiero ad una "ritrovata normalità climatica"...a patto che nel clima sia lecito parlare di "normalità".

Se però ampliamo lo sguardo verso la TOTALITA' del nostro emisfero, ci accorgiamo che alcuni tasselli non combaciano...anzi, in alcuni settori questi sono completamente sballati verso situazioni poco edificanti per poter definire "normale" una situazione che in realtà non lo è.

La mappa a lato mostra le anomalie termiche presenti attualmente in sede artica; a destra della mappa trovate la scala graduata che raffronta i colori con i gradi in eccesso o in difetto presenti su una determinata zona.

Quest'anno ha fatto indubbiamente scalpore l'anomalia fredda presente sulla Siberia (ben visibile sulla mappa in basso a destra), mentre non si è dato il giusto peso ad un'altra anomalia forse ancora più vasta e di segno opposto presente sull'Artico.

La mappa mostra anomalie termiche al rialzo oltre i 10° in sede artica, con punte di 14-15° (al rialzo) dove vedete i colori che tendono al marrone.

Questa anomalia ha ovviamente ripercussioni sulla circolazione globale del nostro emisfero; la variabilità climatica che dovrebbe cadenzare il tempo delle medie latitudini è data dalla presenza di correnti a getto più o meno intense che scorrono nell'alta troposfera.

Le correnti a getto sono autentici binari sui quali scorrono saccature, perturbazioni e promontori anticiclonici...in un contesto di generale variabilità atmosferica; questi giganteschi fiumi d'aria prendono vita dalla differenza termica presente tra il Polo e l'Equatore (in gergo tecnico "gradiente di temperatura").

Se la differenza termica tra Equatore e Polo è considerevole, le correnti a getto sono vive e compiono la loro opera di trasporto dei sistemi nuvolosi (in genere da ovest verso est), garantendo la variabilità climatica tipica delle nostre latitudini.

Se questa differenza termica si assottiglia (ad esempio per intrusioni calde massive sull'Artico, come sta avvenendo attualmente), le correnti a getto diventano inevitabilmente più deboli e possono sfociare in autentici BLOCCHI CIRCOLATORI con scarsa propensione al movimento e quindi alla variabilità climatica stessa.

Si è parlato spesso di "crisi delle perturbazioni atlantiche" o di "saccature poco inclini a rimanere integre", spezzandosi precocemente per via della mancata alimentazione fredda dal Polo (dove di freddo ce n'è davvero poco!).

L'indebolimento del getto alle nostre latitudini stante il gradiente termico ridotto tra Polo ed Equatore non consente ai sistemi frontali di rimanere intatti; il risultato è una precoce scissione degli stessi (in gergo tecnico CUT-OFF) con affossamenti verso sud ed interessamento di alcune regioni a scapito di altre.

In questi ultimi anni (tranne il 2014) sono drasticamente calate le saccature che da ovest transitavano sulla nostra Penisola e distribuivano precipitazioni maggiormente "democratiche" al Bel Paese.

Ora prevale quasi sempre una circolazione meridiana, ovvero nord-sud (o viceversa), poco incline alla variabilità climatica. In altre parole, un determinato tipo di tempo (piovoso, secco, caldo...e anche freddo) viene amplificato come durata temporale e tende quasi sempre a diventare un "pattern" fisso, con tutte le conseguenze del caso.

Le alluvioni di qualche anno fa in Liguria e le nevicate incredibili avvenute in Abruzzo nel gennaio scorso sono solo due esempi della "fissità dei pattern" che sempre più spesso interessa la nostra Penisola e l'Europa centrale; due facce della stessa medaglia che dimostrano la mancata propensione alla variabilità climatica che dovrebbe essere protagonista sulla scena meteo italica...e non solo.


Autore : Paolo Bonino

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