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17 Agosto 2009, ore 11.03
La brezza di ghiacciaio
Vento freddo che si riversa da una distesa glaciale verso i pendii sottostanti sgombri da neve. Fenomeno ben evidente in condizioni di tempo stabile, durante la stagione calda e nelle prime ore del mattino.
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La lingua glaciale del Grenzgletscher, sul versante svizzero del Monte Rosa. In vallate come questa la brezza di ghiacciaio è particolarmente attiva e persistente, tanto da contrastare efficacemente anche le brezze di valle che risalgono dal basso nelle ore pomeridiane. Foto di Luca Angelini.
Chi frequenta assiduamente percorsi d'alta quota che attraversino superifici glaciali la conosce bene: la brezza di ghiacciaio. Si tratta di un vento discendente dovuto al raffreddamento della massa d'aria che staziona sulla superficie di un ghiacciaio, di una vedretta o di un nevaio sufficientemente esteso.

Durante le ore notturne, preferibilmente in condizioni di tempo anticiclonico, il forte raffreddamento indotto dalla serenità del cielo provoca il riversamento dell'aria fredda in eccesso dalle conche glaciali verso i pendii sottostanti non innevati e, talvolta anche fin verso i fondovalle. Si mette così in moto un vento freddo di moderata intensità che soffia a impulsi verso il basso.

La brezza di ghiacciaio raggiunge la sua massima intensità nelle prime ore del mattino e tende a diminuire, se non proprio ad invertirsi, nelle ore centrali del giorno a causa della prevalenza opposta dalle correnti ascendenti che giungono dalle valli e dai pendii sgombri da neve fortemente riscaldati dal sole.

L'inversione della brezza di ghiacciaio è bene evidente osservando lo sviluppo dei cumuli che durante la mattinata iniziano a formarsi a ridosso delle quote medio-basse, mentre quelle superiori occupate dai ghiacciai risultano ancora in cielo sereno. Con il trascorrere delle ore i cumuli risalgono i pendii fino a raggiungere la quota del ghiacciaio; quando vi arrivano, la brezza discendente viene sostituita dalle correnti ascendenti.

Ecco dunque che man mano la nuvolosità cumuliforme tende a svilupparsi anche attorno ai picchi elevati, fin oltre i 4000 metri. A volte però l'azione della brezza di ghiacciaio, in alcuni casi coadiuvata dalle correnti anticicloniche discendenti, è talmente incisiva da contrastare efficacemente anche le tiepide brezze di valle; ecco che noteremo le cime più elevate rimanere sgombre da nubi per l'intera giornata.
Luca Angelini

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